Aperto a chi porta Stampa

APERTO A CHI PORTA

Si tratta di uno spazio di ritrovo serale, dove chiunque (socio o non) può partecipare, portando qualcosa da mangiare, per metterlo in comune nell’organizzazione di un una cena.

La porta si apre a chi ha voglia di condividere con altri ciò che porta, assieme, gratuitamente, da distribuire, spezzettare, suddividere e consumare con tutti. Sono cose che a ciascuno, a seconda della sua misura, sono”costate” qualcosa, o perchè ha speso soldi e tempo per comprarle, o perchè ha speso fatica e impegno per preparale o perché ha speso un pensiero preciso.

La cosa bella è che ciò che viene offerto ha il “sapore” di chi la porta perché pensato apposta da lui per gli altri; è proprio in quest’atto che sta il significato del “partecipare” e che rende “aperto a chi porta” diverso da una mensa aziendale o da una pizzeria o da un fast food. Inoltre tutti partecipano nella preparazione della tavola, nel servire e nel riordino finale, dove tutti si è attivi e nessuno è servito.

Apparentemente sembra un gesto semplice, quotidiano, quasi banale: cenare assieme in serenità, ad un tavolo apparecchiato, come in una qualsiasi normale famiglia. Ma ci siamo accorti che molti che passano attraverso la solitudine e il caos della sofferenza psichica, spesso perdono anche questa bella e sana abitudine: stare a tavola, con semplicità, in un clima di accoglienza e calore relazionale, in cui ci sia un piccolo spazio di ascolto e condivisione per tutti. Così disarmante nella sua semplicità, ci aiuta a capire forse il senso primo dello stare insieme: la condivisione di un qualcosa di prezioso per ciascuno, è questo che rende anche una semplice foglia di insalata ricca di riconoscenza e affetto, se chi la porta ha pensato che possa essere gradita all’altro.